Scrivere non è solo inventare
- 15 mag
- Tempo di lettura: 6 min

Uno dei lavori più lunghi e faticosi che uno scrittore deve affrontare è quello di ricerca.
Non mi riferisco soltanto ai romanzi storici, per i quali un’approfondita conoscenza del periodo in cui si vuole ambientare il romanzo è assolutamente indispensabile, anche scrivere del mondo contemporaneo richiede ricerca e documentazione.
L’approssimazione o l’invenzione di cose o fatti facilmente verificabili non è ammissibile, nemmeno per dettagli apparentemente trascurabili, perché non sai mai chi ti leggerà.
Non prendere in giro il lettore
Se il fruitore del tuo romanzo conosce l'argomento e tu hai scritto stupidate (perché ti ha fatto fatica fare le necessarie ricerche), potrebbe sentirsi preso in giro o considerarti un incompetente.
In entrambi i casi, difficilmente leggerà qualcos'altro di tuo.
Cosa sai di finanza e di moda?
Solo per farti in esempio, quando ho ideato #Ciaopoveri (storia totalmente inventata) due dei problemi che mi sono trovata ad affrontare riguardavano la finanza e il mondo della moda.
A immaginare i personaggi e le situazioni si fa presto, il fatto è che poi devono parlare in modo coerente al tema.
In questo romanzo, Pietro Roccia è a capo di una grossa compagnia di investimenti.
In alcune scene parla di lavoro con la sua assistente, con i suoi collaboratori e con degli investitori.
Di finanza, io non so un bel niente, ma non potevo fargli dire cazzate. Così, solo per scrivere poche battute di dialogo che fossero verosimili e centrate sull’argomento, mi sono letta non so quanti articoli di economia e report finanziari.
Da questi ho pescato, prima di tutto la terminologia specifica e poi affermazioni e fatti finanziari realmente avvenuti che avessero un senso.
Sempre in #Ciaopoveri, c'è una conversazione fra una fashion blogger e la titolare di un negozio di abbigliamento. Ahimè, non sono nemmeno esperta di moda, di tendenze e di firme in voga.
Quindi, sono andata su internet a vedere alcune delle sfilate dell’anno in cui è ambientato il romanzo e a leggere diverse interviste a famosi stilisti.
Grazie a questa ricerca, sono riuscita a costruire una conversazione fra la blogger e la titolare del negozio dalla quale emerge che sanno di cosa stanno parlando.
La realtà virtuale
Immagino che avrai visto film che ne parlano.
Be', ti garantisco che quando vai a scrivere sull'argomento, la faccenda si fa molto più complicata, perché con le parole devi rendere ciò che un regista, degli attori e le scenografie giuste trasmettono allo spettatore in un attimo.
Nel romanzo “La ricompensa” mi sono inguaiata in questo argomento.
Il fulcro della storia è l'esistenza di una piattaforma che offre esperienze di vita virtuale.
Per creare questo mondo digitale sono partita da Second Life, un videogioco molto in voga negli anni 2000 del quale avevo sentito parlare, ma non avevo mai approfondito. Oltre a leggere molto sull'argomento, ho guardato parecchi video che ne mostrano il funzionamento e mi sono fatta una cultura sulla terminologia usata dagli utenti di piattaforme simili.
Ho studiato anche il Metaverso che, rispetto a Second Life, è la forma più avanzata di esperienza virtuale. Solo a quel punto ho creato il mio mondo virtuale, letterariamente parlando.
Il lutto e la psicoterapia
Uno dei personaggi più complessi che ho dovuto affrontare, sempre in "La ricompensa", è quello della psicoterapeuta Sonia Brandi.
Il protagonista, Guido, si sottopone a diverse sedute perché soffre di ansia e di senso di perdita per una persona cara che è venuta a mancare.
Per mettermi nei panni della terapeuta, ho letto diversi testi di psicologia su questi due argomenti. Una volta scritti dialoghi fra Sonia e Guido, ho chiesto a un’amica psicologa di leggerli e dirmi se risultavano verosimili.
Futuro prossimo, non fantascienza
Col romanzo “Non vi odio” mi sono ulteriormente complicata la vita: ho scelto di ambientarlo nel prossimo ventennio.
Mi si è posto il problema di ipotizzare il futuro senza scadere della fantascienza o nell'invenzione pura.
Per fare ciò, ho focalizzato la mia ricerca sui futuri progetti tecnologici, ad esempio le auto a nanofibre solari, la domotica come parte integrante di qualsiasi abitazione, la partecipazione a meeting, eventi e concerti non di persona ma tramite un ologramma, l’utilizzo di eyescanner per l’identificazione delle persone e dei Bot (intelligenze artificiali) al posto degli umani.
Con queste informazioni ho creato lo scenario dell'anno 2042 che appare credibile.
Al fianco di tanta tecnologia, ho messo i cambiamenti climatici perché sono dell'idea che progresso e stravolgimento del clima stiano andando avanti di pari passo.
Non puoi inventare luoghi reali
Se non vuoi che certi lettori lancino il tuo romanzo nel cestino, ti consiglio di non inventare cose su luoghi che esistono.
Il romanzo “Chiudi la bocca” l'ho ambientato a Boston (Massachussets - USA) e dentro l'Università di Harvard, ma sono luoghi che non ho mai visitato.
Per rispetto verso quei lettori che li conoscono, ho studiato tutto ciò che riguarda l’ateneo e la città, ho visto molti video su Youtube di studenti che frequentano Harvard, ho ascoltato i loro racconti, osservato quel luogo attraverso i loro occhi.
Su Google maps ho esaminato la città, ho cercato luoghi precisi (un parco, un albergo, un ristorante, dei negozi), scelto i mezzi di trasporto, tipo la metropolitana e gli autobus, da far utilizzare ai miei personaggi.
Tutto questo mi è servito a rendere al meglio la realtà di quei luoghi.
Un lavoro pressoché identico l’ho fatto per scrivere “Un ladro perbene” che si svolge in Guinea Equatoriale.
Aver visitato l’Africa più volte e non da turista mordi-e-fuggi, ma a bordo di un camper e per periodi anche piuttosto lunghi, mi ha aiutato. Ma non conoscevo questo piccolo stato africano nello specifico e la ricerca si è estesa a tutte le vicende socio-politiche che lo riguardano: storia coloniale, regime dittatoriale tutt’ora in vigore (sebbene travestito da democrazia), rapporti di questo Paese con Cina e Russia.
Con la fantasia ho rovesciato la dittatura e costruito un futuro politico diverso per la Guinea Equatoriale, ma i fatti da cui sono partita sono assolutamente reali e credo abbiano contribuito a vestire il romanzo di credibilità.
Tanta ricerca per così poco?
Mi fermo qui con gli esempi, penso che il concetto sia chiaro: bisogna documentarsi sempre e tanto, anche se quella lunghissima ricerca si riduce a poche battute o a un singolo dettaglio di un romanzo.
Questo lavoro rende uno scrittore affidabile e, per i lettori più esigenti, anche una fonte attendibile di informazioni o di nuove scoperte.
Per fortuna è arrivata l'intelligenza artificiale
A nostro favore, oggi, esiste l’intelligenza artificiale.
A me, ha ridotto i tempi di ricerca e studio di giorni, se non di settimane. Le informazioni fornite dell’AI vanno sempre verificate, ma vuoi mettere ottenerle tutte insieme con una semplice domanda, contro dover consultare dozzine di articoli, di blog o di pagine di Wikipedia solo per estrarre due o tre cose davvero utili?
E tu, utilizzi l’AI per le ricerche che servono al tuo romanzo?
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Chi è Eleonora Scali?
Laureata in lingue, ha lavorato per anni come addetta stampa. Scrive narrativa da quasi un ventennio. Ha pubblicato con vari editori indipendenti, fra cui Edizioni TriplaE e Tabula Fati del gruppo Solfanelli. Si è servita di editor e di agenzie (fra queste l'agenzia Beretta Mazzotta e Laura Ceccacci Agency). Ha intrapreso anche la strada del self-publishing e dei concorsi letterari (Premio Italo Calvino, Torneo Io Scrittore, Concorso Città di Como, Premio Giovane Holden, Premio Andersen e molti altri).
Per anni ha collaborato con il progetto ministeriale "Libriamoci a scuola" promuovendo la lettura negli istituti di ogni ordine e grado.
L'università di Barcellona, Facoltà di Informazione e Mezzi Audiovisivi, ha giudicato il suo manuale Tutto quello che devi sapere per pubblicare un libro una guida eccellente.














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