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Scrittore al lavoro: non disturbare

Aggiornamento: 17 ore fa


Nell’immaginario collettivo, complici anche film con scrittori protagonisti, lo scrittore crea nel suo studio, immerso nella pace e nel silenzio, senza distrazioni e senza essere disturbato da niente e nessuno. Gli viene un’idea, si siede davanti al computer, batte sui tasti e, una pagina dopo l’altra, ecco che nasce il romanzo. Il romanzo viene pubblicato, lui ci fa un mucchio di soldi, si chiude di nuovo nel suo studio e ne scrive un altro.

Ditemi se non avete pensato almeno una volta che funzioni davvero così.

Questa situazione idillica la vivono, forse, gli autori di bestseller. E non è detto, perché per loro scrivere è un lavoro vero e proprio, e comporta scadenze da rispettare, impegni a cui partecipare e richieste specifiche da soddisfare.

In Italia, gli scrittori che vivono dei loro romanzi sono l’1%, il che significa che il restante 99% ha un lavoro qualsiasi che è quello che li mantiene. Quindi, scrivono solo quando riescono a ritagliarsi qualche ora, o solo nel weekend, o di notte rinunciando a ore di sonno. Scrivono dove capita (cucina, sala, letto, al bar, in biblioteca) e magari disturbati dal vicino che ascolta musica a tutto volume, dai figli che piangono, dalla tv accesa nella stanza accanto; interrotti da moglie o marito che vogliono qualcosa, dal campanello che suona, dal cellulare che squilla.

Questa è la realtà. Scordate l’immagine aulica dello scrittore chiuso nel suo eremo che crea indisturbato.

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Ciao, sono Eleonora Scali e sei sul mio blog


A proposito di rumori... un estratto dal romanzo "Prove tecniche di solitudine"

...l’assenza di rumori incute timore. Ovunque guardi vedo un solo colore. Ogni scenario possiede suoni e colori: verde bosco, azzurro mare, giallo grano, marrone terra, rosso papavero, arancio tramonto. Il fragore delle onde accompagna gli oceani, le foglie mosse dal vento sono la sinfonia del bosco, le cicale cantano l’estate, il traffico è il drum and bass cittadino. Quassù è come galleggiare dentro una bolla cieca e muta. Come sarebbe se le mie orecchie smettessero di udire? Vivere senza lo schiocco di un bacio, il rumore di uno starnuto, di un colpo di tosse, una risata, un pianto; senza il tintinnio dei bicchieri durante un brindisi, la moka che gorgoglia sul fornello, il mixer che frulla, l’acqua che bolle, la cipolla che sfrigola nell’olio; un cane che abbaia, un passero che cinguetta, una mosca che ronza e sbatte contro un vetro chiuso (di questa potrei anche farne a meno), lo sferragliare di un treno, il fischio di una nave, il rombo di un motorino smarmittato (anche di questo potrei farne a meno), la sirena del camion dei pompieri, le campane di una chiesa che suonano a festa. Come sarebbe vivere senza tutto questo?







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