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Mai firmare un contratto di edizione senza consulenza legale

4 giorni fa
Tempo di lettura: 7 min

Se stai leggendo questo articolo, probabilmente sei un aspirante scrittore o un autore alle prime armi che ha appena ricevuto un contratto e deve valutarlo.


Sembra facile, ma non lo è.

Io ci sono passata e ti dico:

mai firmare un contratto di edizione senza averlo fatto valutare da un legale specializzato in materia, soprattutto se si tratta di un contratto con una GRANDE CASA EDITRICE


Ecco come ho venduto la mia libertà di autrice per dieci anni.

Completo il mio primo romanzo (parliamo di 20 anni fa, quando di editoria non sapevo un bel niente) e faccio quello che fanno tutti gli aspiranti scrittori: spedisco il manoscritto a qualsiasi grande casa editrice.


Risultato? Silenzio assoluto o laconiche risposte standard: "Ci spiace ma il suo manoscritto non rientra nella nostra linea editoriale."


Dopo mesi di rifiuti e silenzi, allargo la ricerca e comincio a ricevere offerte: tutte proposte di editori a pagamento.

Almeno su quel punto ero stata messa in guardia.

Rifiuto e attendo altre risposte.

 

Finalmente un editore serio mi risponde

La casa editrice, sebbene piccola, sembrava promettente: il titolare aveva lavorato vent’anni in una famoso colosso editoriale e poi si era messo in proprio.


Il contratto era gratis e includeva editing, distribuzione e un sacco di promozione.

Ma, da donna coscienziosa, faccio leggere il contratto al mio avvocato di famiglia.

"E' in regola, puoi firmare", mi dice.

E io firmo.

 

Passano i mesi...

Ricevo il visto si stampi e mi rendo conto che il romanzo è tale e quale a come gliel'ho consegnato. Penso "sono un genio", ma mi sbaglio: è solo che di editing non ne hanno fatto.

A quel tempo, nemmeno sapevo cosa fosse l'editing.


La distribuzione risulta inesistente. In libreria, il mio romanzo non c'è e se qualcuno lo ordina riceve la risposta: "non lo troviamo nemmeno in catalogo".


La promozione si limita alla realizzazione di un video trailer.

Credo lo abbiano visto in cinque: io, i miei genitori e quelli della casa editrice.

Per carità, 20 anni fa era sicuramente "una signora produzione", con immagini animate, effetti e la voce di uno speaker professionista. Immagino che la casa editrice abbia speso parecchio per realizzare quel video, ma risulta del tutto inutile.


I dati di vendita (miseri) li ottengo dopo mille insistenze, a ben due anni dall'uscita del romanzo. Mi sembrava di dover parlare con l'amministratore delegato della Fiat!


Le royalties sulle copie vendute non le percepisco perché - da contratto (lo realizzo solo dopo) - scattano dalla duecentounesima copia venduta in poi.


Scrivo il secondo romanzo

All'anno numero due dall'uscita del primo romanzo, sono pronta con una seconda opera. Mi dico: "vista l'esperienza negativa, mi rivolgo a un altro editore".


Solo a quel punto, riesamino il contratto che ho firmato.

Ho più esperienza sulle spalle e capisco da sola di essere fregata.


Clausole delle quali non avevo compreso l'implicazione


  • Mi ero legata a quell'editore per dieci anni mentre, una piccola e neonata casa editrice come quella con cui avevo firmato io, in genere, mi avrebbe proposto un contratto di due-tre anni al massimo.


  • Clausola di opzione. Ogni libro che avrei scritto nel corso della durata del contratto avrei dovuto proporlo prima a loro. Solo in caso di esplicito rifiuto avrei potuto proporlo ad altri.


  • Clausola di prelazione. Se avessi trovato un altro editore, il mio editore di allora avrebbe potuto equiparare l'offerta contrattuale e tenermi legate a sé ugualmente.


  • Clausola di non concorrenza. Per tutto il periodo contrattuale (10 anni) non potevo autopubblicare o sottoporre ad altre case editrici opere dello stesso genere di quella pubblicata con loro.


  • Penale per lo scioglimento anticipato del contratto. Se avessi voluto liberarmi di questo incubo prima di 10 anni, avrei dovuto pagare una cifra talmente alta (oltre alla parcella dell’avvocato che avrei dovuto assumere) da farmi desistere.

 

Parte di questa tragedia fu dovuta alla mia inesperienza. Parte, al fatto che avevo valutato come positivo che quel tizio avesse lavorato a lungo in una grande casa editrice.

Due grandi errori.


Clausole come quelle che ho descritto sopra possono essere accettabili se ti pubblica Mondadori, Einaudi, Feltrinelli.

Il prestigio del nome e la distribuzione sono reali e farebbero gola a chiunque.

Ma un piccolo editore deve proporti condizioni da piccolo editore. E quelle condizioni, le devi conoscere se vuoi fare lo scrittore.


Questo lo dico, oggi, con una ventennale sperienza sulle spalle.


Come mi sono liberata di quel contratto-capestro?

Ho perso un sacco di tempo e ho avuto un colpo di fortuna.


Per rispettare il contratto, presento la mia seconda opera a quell'editore e prego che la rifiuti per poterla proporre ad altri.

Passano mesi.

Gli scrivo mail, provo a contattarlo sui social e al telefono.

Silenzio.

Passa qualche anno.


Finalmente, scopro che ha la casa editrice chiuso. Ha cessato l’attività, non esiste più, è morta, sparita dalla circolazione.

Adesso sono libera di pubblicare con un altro editore (intanto, ho gettato al vento anni) ma voglio recuperare anche i diritti sull'opera già pubblicata.


Chiude la casa editrice ma il romanzo resta in vendita

Quel romanzo d'esordio uscito con la CE sbagliata, senza editing e che ha non ha venduto un cavolo, per me è terreno quasi vergine su cui lavorare per farne qualcosa di meglio.

Ne rivoglio i diritti.


Purtroppo, il libro continua a risultare in vendita su Amazon e su tutti gli altri store.

Non ti dico quanto ho dovuto penare per dimostrare che l’editore aveva chiuso, far togliere il mio romanzo dal commercio e rientrare in possesso dei diritti.


Cosa avrei dovuto fare prima di firmare

Avrei dovuto:

  • Far leggere il contratto a un avvocato specializzato in diritto editoriale. 

Uno specialista di editoria sa come tutelare i TUOI interessi di autore.

Un avvocato generico può dirti solo se i termini di legge sono rispettati. Non è in grado di dirti: questa clausola è conveniente per qualsiasi autore o può diventare un problema; questa clausola condiziona la tua futura carriera; vale la pena di sottoscrivere questo contratto solo se hai a che fare con un grande editore. E cose del genere.


  • Non firmare il contratto senza aver ben compreso le implicazioni di ogni singola clausola. Il mio povero avvocato di famiglia non sapeva un tubo di editoria. Controllò solo che il contratto non violasse palesemente norme legali in genere.


  • Chiedere spiegazioni sul sistema di pagamento. Non sapevo che pagare le royalties solo dopo un tot di copie vendute non era la norma. Tantomeno lo sapeva il mio inesperto avvocato.


  • Chiedere consiglio ad autori con più esperienza. Trovarli, però… Ancora oggi, a distanza di vent'anni, non mi risulta che ci siano autori esperti che regalano informazioni sulla pubblicazione.

Solo io lo faccio.

 

Ho imparato la lezione sulla mia pelle e oggi condivido la mia esperienza con te, così che tu possa evitare trappole del genere.


Se sei in procinto di firmare un contratto editoriale, fermati un attimo e fatti queste domande:

  • Capisco davvero tutte le clausole?

  • Posso parlarne con un esperto prima di firmare?

  • Questo contratto mi permette di crescere come autore o mi incatena per anni?


Se anche solo una di queste risposte ti lascia in dubbio, non firmare.


Articoli di approfondimento:


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Chi è Eleonora Scali?

Laureata in lingue, ha lavorato per un ventennio come addetta stampa. In seguito, ha studiato narratologia e scrittura creativa e si è dedicata unicamente alla scrittura. Per circa dieci anni ha prodotto in proprio favole personalizzate per bambini. Oggi ha all'attivo molte pubblicazioni con case editrici e riviste letterarie (romanzi, poesie e racconti). Ha intrapreso anche la strada del self-publishing e dei concorsi letterari. Ha collaborato a lungo con il progetto ministeriale "Libriamoci a scuola" promuovendo la lettura negli istituti di ogni ordine e grado. È autrice della guida “Tutto quello che devi sapere per pubblicare un libro”, opera che ha sollevato l’interesse dell’Università di Barcellona (Facoltà di Editoria, Informazione e Mezzi audiovisivi) ed è stata inserita nella biblioteca universitaria.



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