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4 cose da NON dire a un editore

  • 2 mag
  • Tempo di lettura: 5 min

Contattare una casa editrice è un po’ come affrontare uno speed date per trovare un partner. Hai pochissimi minuti per dare il meglio di te e conquistarlo, senza strafare.


Peccato che moltissimi aspiranti scrittori, nel tentativo di sedurre l’editore, finiscano per dire cose che li fanno sembrare tronfi, disperati o ignoranti.


Se stai per presentare il tuo manoscritto a una casa editrice assicurati di non commettere questi quattro errori capitali.

 

1) Non citare credenziali senza valore

Aver vinto il Premio Letterario del Borgo di Tiziopippoli non impressiona nessuno. Peggio ancora se l’elenco dei tuoi riconoscimenti è lungo un chilometro e i concorsi sono uno più sconosciuto dell'altro.

 

Il nostro settore sforna centinaia di premi letterari di nessun valore: la giuria è composta da tre amici e un cugino, i vincitori sono dozzine e finiscono tutti insieme dentro un’antologia, che viene data alle stampe affinché ogni partecipante ne compri una paccata di copie da regalare ad amici e parenti.

 

Sono concorsi spremi-autori, quasi sempre organizzati da case editrici a pagamento, che oltre a non fare curriculum, agli occhi di un editore serio appaiono come sinonimo di inesperienza da parte dell’autore. Una lista di medaglie di latta, per capirsi.

 

Se partecipare ai concorsi letterari ti piace e ti gratifica, scegli quelli che davvero hanno un peso. Come selezionarli e quali sono i più validi, lo spiego in questo articolo.


2) Non cercare di impietosire

Le mail di presentazione piagnucolose e disperate ti fanno fare una figura perfino peggiore delle medaglie di latta appuntate sul petto.

 

Ecco alcune frasi tratte da mail realmente ricevute da degli editori:

Questo romanzo è la mia vita, ho impiegato anni a scriverlo, deve assolutamente leggerlo.

Ho contattato decine di case editrici e mi hanno rifiutato tutte. Lei è la mia ultima possibilità.

Pubblicare con la sua casa editrice è il mio più grande sogno. Per favore non mi deluda.

 

All’editore non interessa quanto hai sofferto, quanti anni hai impiegato a scrivere quel libro (anzi, più dichiari di averci messo, peggio è) e quanto desideri essere pubblicato da lui.

 

L’editore vuole soltanto capire cosa hai scritto, se il romanzo funziona, se rientra nella sua linea editoriale e può avere un mercato.

 

Presentarti da disperato ti fa apparire una persona fragile, insicura e nessun editore vuole farsi carico di un caso umano.


Restando sull’esempio iniziale, sarebbe come se allo speed-date dicessi alla persona che stai cercando di conquistare che dovrebbe interessarsi a te perché sono anni che cerchi l’anima gemella e non l’hai ancora trovata, perché sei stato scaricato da ogni partner e speri di non venire deluso di nuovo.

 

Esiste un metodo per scrivere una mail di presentazione sobria e convincente, che ho sperimentato di persona con ottimi risultati. Lo spiego in dettaglio in questo articolo.

 

3) Non autocelebrarti

Più antipatico del piagnone è il presuntuoso, il so-tutto-io, sono nato imparato, Superman al mio confronto è una caccola.

 

Ecco altri esempi reali (purtroppo) tratti da mail ricevute da degli editori:

Lei deve puntare su di me. Ho scritto un grande romanzo, qualcosa tipo Guerra e Pace.

Il mio stile ricorda molto quello di José Saramago (ndr. autore premio Nobel) ma in modo più personale.

Sono autodidatta, scrivere mi viene naturale, ce l’ho nel sangue da sempre. Pensi che il primo romanzo l’ho scritto quando facevo le elementari.

 

Sai cosa pensa l’editore?

Niente. Cestina la mail all’istante.

 

Un aspirante autore, specie se alle prime armi, deve presentarsi con umiltà e lasciare che sia ciò che ha scritto a parlare, non il suo ego.

 

4) Non menzionare pubblicazioni a pagamento

Se hai già delle pubblicazioni alle spalle ottenute pagando l’editore, hai due possibilità: stare zitto o ammettere di aver sbagliato.

 

Chi opera seriamente nel settore sa chi sono i concorrenti sleali: squali che pubblicano anche la carta straccia dietro pagamento. Basta farne il nome e il messaggio che arriverà è che quell’autore non ha idea di come funzioni il mondo editoriale oppure che scrive così male da aver dovuto pagare per venir pubblicato.

 

In entrambi i casi fai una pessima figura.

 

Se proprio vuoi dire di aver già avuto esperienze di pubblicazione, ammetti che ti sono servite a imparare che l’editoria è un mondo difficile e che per questa tua nuova opera hai capito di voler intraprendere la strada più difficile (perché sarai sottoposto a un giudizio e a una valutazione) ma anche la più giusta.

 

Se, invece, ti stai chiedendo perché non avresti dovuto pagare l’editore e cosa c’è di sbagliato nel farlo, leggi questo articolo.


Meno parole, più consapevolezza

Ogni bravo e serio editore riceve dozzine, se non centinaia, di proposte al giorno.

Il tempo che può dedicare a ognuna di quelle mail sono pochi secondi.

Le statistiche dicono un quindicina.


In quel quarto di minuto, l’editore deve decidere se continuare a leggere la mail o premere il tasto “cestino”.

 

Quando contatti una casa editrice, il tuo primo obiettivo è non finire subito dentro al cestino,

e l'unico modo è presentarsi con sobrietà, lucidità, educazione e professionalità.


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Chi è Eleonora Scali?

Laureata in lingue, ha lavorato per anni come addetta stampa. Scrive narrativa da quasi un ventennio. Ha pubblicato con vari editori indipendenti, fra cui Edizioni TriplaE e Tabula Fati del gruppo Solfanelli. Si è servita di editor e di agenzie (fra queste l'agenzia Beretta Mazzotta e Laura Ceccacci Agency). Ha intrapreso anche la strada del self-publishing e dei concorsi letterari (Premio Italo Calvino, Torneo Io Scrittore, Concorso Città di Como, Premio Giovane Holden, Premio Andersen e molti altri).

Per anni ha collaborato con il progetto ministeriale "Libriamoci a scuola" promuovendo la lettura negli istituti di ogni ordine e grado.

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