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Quanto si paga un editore? (il prezzo dell'ignoranza di uno scrittore)

Aggiornamento: 11 apr

Il lettore è il fruitore del “prodotto libro” e non è tenuto a sapere niente del mondo editoriale. Sceglie l’articolo, lo compra, lo usa, lo giudica, lo consiglia o sconsiglia ad altri, lo tiene, lo butta, lo brucia (speriamo di no). Ad ogni modo, può farne ciò che vuole in veste di acquirente.

Se comprasse una lavastoviglie, una Panda o una parure di lenzuoli varrebbe lo stesso discorso, cioè non sarebbe tenuto ad essere un esperto di elettrodomestici, di auto o di tessuti per la casa.


Lo scrittore o aspirante tale invece, a mio modesto parere, è tenuto a sapere tutto del settore in cui lavora o vorrebbe lavorare. Diversamente dovrebbe definirsi scribacchino, dilettante allo sbaraglio, incosciente, folle.

Se ti viene un termine migliore, dimmelo dopo aver letto questo articolo.


Io non scrivo solo per diletto. Da anni ne ho fatto un mestiere, una missione, una ragione di vita. Mi piace, mi diverte – ovviamente – ma è un’attività che svolgo come una professione, con la massima serietà.

Quando qualcuno mi chiede di cosa mi occupo nella vita e rispondo che scrivo romanzi, il più delle volte l’interlocutore mi dice che anche lo zio del fratello di suo cuggino ne ha pubblicato uno. Oppure che lui stesso è l’autore di uno o più romanzi.

E sai qual è la prima domanda che mi fa? «tu, quanto hai pagato?»

Alla mia risposta che non si paga per pubblicare, Tizio, incredulo, mi racconta che il suo parente (o lui stesso) ha speso un patrimonio per pubblicare il suo libro.

Gli chiedo con quale casa editrice. Mi cita il nome di uno dei tanti stampatori che lucrano sull’ignoranza degli scrittori in erba come, evidentemente, Tizio o lo zio del fratello di suo cuggino.

«Perché hai/ha scelto di pubblicare proprio con loro?» domando.

Tizio mi dice che lui (o il suo parente) ha spedito il romanzo a una cinquantina di case editrici, inclusa Mondadori, Einaudi, Feltrinelli, e chi più ne ha più ne metta, ma non ha ricevuto nessuna risposta. Eppure, precisa, è un’opera autobiografica (o fantasy, distopica, romance ecc.), originalissima, unica, innovativa e scritta da Dio.

L’unica proposta che ha ricevuto è stata quella della Delinquenti & Co, con cui poi ha pubblicato.

Così, Tizio (o lo zio del fratello del cuggino) ha speso diverse migliaia di euro, giustificate nel contratto come “contributo autore”, per la stampa di 100/200/300 copie del suo romanzo.

Peccato che da mesi (a volte anni) giacciono in scatoloni ammassati nella sua cantina e, per liberarsene, deve venderle per conto suo o regalarle a cani e porci.

Aggiungo io: la Delinquenti & Co. non ha alcun interesse ad aiutarlo.

Si è fatta pagare profumatamente dall’autore e in anticipo:

il suo guadagno l’ha già fatto e, nel 99,99% dei casi, senza nemmeno perdere tempo a leggere il libro che ha ricevuto. Che gliene può fregare di fare promozione o altro?

Promozione a cosa, poi? La Delinquenti & Co. ha stampato solo le copie previste da contratto e le ha rifilate tutte all’autore.

Più affare di così!


Di storie come questa ne sento in continuazione. Ciò che mi sconvolge, non sono i truffatori del mondo editoriale, ne esistono in qualsiasi settore. Mi irrita, anzi mi fa proprio salire la bile, che tanti aspiranti scrittori lamentino di essere finiti in questa trappola.

Vorrei tirargli le orecchie e dirgli:

come non ci si improvvisa cuoco, muratore o elettricista, non ci si improvvisa neanche scrittore. Se vuoi fare questo mestiere – o anche solo provarci – devi documentarti.

Al giorno d’oggi con un semplice clic è possibile reperire informazioni di ogni genere, incluse quelle che riguardano qualunque casa editrice o presunta tale.


Per favore, non chiamiamola nemmeno ingenuità o inesperienza.

Per quanto scrivere sia un’espressione artistica, il libro di per sé – ribadisco - è un prodotto che fa guadagnare l’autore e l’editore se viene venduto. Non serve essere geni per capirlo.


Poniamo che domattina mi metto a disegnare borse e cerco qualcuno che produca la mia linea, la distribuisca e la venda, pagandomi le royalties per la mia idea, la mia creazione. Spedisco i miei disegni di borse a dozzine di società, anzi cinquantine, e l’unica che mi risponde, mi chiede dei soldi.

Esperta del settore o no, io qualche domanda me la farei.


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Ciao, sono Eleonora Scali e sei sul mio blog


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